Brutta, brutta oltre ogni peggiore previsione la piega che sta prendendo la cosiddetta riforma “Brunetta“ della pubblica amministrazione.
Sul fronte del lavoro, assistiamo alla liquidazione di tutto l’impianto contrattuale sostituito da imposizioni legislative che sbaragliano qualsiasi plausibile individuazione dei profili professionali, dei percorsi di carriera, dei livelli retributivi del lavoro pubblico.
Non siamo strenui difensori di sindacati in cogestione di apparati spesso opachi e improduttivi, ma se qualche elemento del diritto del lavoro si è potuto difendere, lo si deve a contratti nazionali che determinavano una comune griglia di regole alla quale ricondurre i limiti dell’arbitrio datoriale.
Adesso siamo al ca
Riportate le retribuzioni ai minimi sindacali e vitali, sterilizzati i meccanismi di rivalutazione riguardo all’inflazione, con “aumenti contrattuali” dimezzati rispetto ai precedenti e allungati nel tempo, si sta passando a “regolare” il salario accessorio. Se si guarda alle reali cifre stanziate, si tratta di ben poca cosa.
Eppure è intorno a questo osso spolpato che si vuole creare la ressa famelica dei pubblici dipendenti.
E lo si fa con lo schema di decreto attuativo della legge 15/09 che pretende di “ottimizzare la produttività del lavoro pubblico, l’efficienza e la trasparenza della pubblica amministrazione.
Andate a leggervelo, per favore. Leggetevelo attentamente perché se passa, cominciate ad attrezzarvi nei vostri uffici e servizi con efficienti strumenti di resistenza umana perché il vostro collega si trasformerà nel vostro diretto antagonista.
Recita infatti il testo:
"art. 19 (criteri per la differenziazione delle valutazioni)
1.In ogni amministrazione, l’Organismo indipendente, sulla base delle risultanze del sistema di valutazione di cui al Titolo II del presente decreto, compila una graduatoria del personale dirigenziale e non.
2.In ogni graduatoria il personale è distinto in differenti livelli di performance in modo che:
a) il 25% è collocato nella fascia di merito alta alla quale corisponde l’attribuzione del 50% delle risorse destinate al trattamento accessorio collegate alla performance individuale
b) il 50% è collocato nella fascia di merito intermedia alla quale corrisponde l’attribuzione del 50% delle risorse destinate al trattamento accessorio collegato alla performance individuale;
c) il restante 25% e collocato nella fascia di merito bassa, alla quale non corrisponde l’attribuzione di alcun trattamento accessorio.
La collocazione nella fascia alta per tre anni costituisce titolo prioritario ai fini delle progressioni economiche di carriera, per l’assegnazione di incarichi e responsabilità, e del bonus annuale delle “eccellenze”.
E chi è che gestisce il mercante in fiera delle “fasce”?
L’organismo indipendente di valutazione delle performance.
L’organismo indipendente di valutazione delle performance.
E da chi è nominato? Dall’organo di indirizzo politico amministrativo.
Quindi state bene attenti a capire in quale area politica dovete collocarvi perché se siete in quella sbagliata, le vostre “performance” saranno molto probabilmente da fascia c.
Ma un criterio di “indipendenza” simile, non fa a pugni con la separazione del potere di indirizzo politico da quello di gestione? Lo approfondiremo.
Comunque una simile impostazione è devastante.
E non a partire da pretese di appiattimento egualitaristico.
Il fatto è che qui scompaiono completamente i profili professionali, le competenze, i carichi di lavoro che devono essere precisati, riconosciuti e compensati sulla base di ordinamenti professionali certi e generalizzati a livello nazionale e non lo sono.
Riconoscimenti e sanzioni individuali devono poggiare su una chiaro e imparziale impianto di regole selettive, di competenze e di retribuzioni che non c’è.
E se il merito va premiato non lo si può fare all’ingrosso, al 25%, dato che potrebbero darsi situazioni di generalizzate eccellenze o invece di totale scarso rendimento.
E in questi casi, più che la performance individuale, ci sarebbero da verficare l’impianto organizzativo e i criteri di gestione dirigenziali.
Che non tutto dipende dal singolo addetto, anzi. L’improduttività, addirittura il mobbing e il demansionamento sono troppo spesso il portato di certe logiche di indirizzo amministrativo che si pretende determinino “ l’ndipendenza della valutazione”.
Potremmo continuare a lungo, analiticamente ad aggirarci nei vari padiglioni di questa fiera ma il senso generale del nostro girovagare ci riporta a un pensiero di fondo: qui si sta portando il lavoro pubblico a livelli retributivi indecenti, mentre si innalzano pali della cuccagna con qualche prosciutto appeso per scatenare rivalità intollerabili per la tenuta del “il clima interno” di qualsiasi aggregato lavorativo e per la dignità professionale ed umana di pubblico dipendente.
Incombono le ferie e c’è distrazione.
scarabocchiato da: Thumper
tags: politica, sindacato, cose che non capisco, cose importanti, notizie dal web, dividi et impera, per molti ma non per tutti
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